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L’istruzione: dalla televisione torni alla scuola

 
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Autore Messaggio
Andrij83
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Registrato: 08/10/07 13:22
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Residenza: Pomezia

MessaggioInviato: Sab Nov 03, 2007 2:04 pm    Oggetto: L’istruzione: dalla televisione torni alla scuola Rispondi citando

Il modo migliore per arrivare a certi risultati è incanalare il cordoglio della gente – opportunamente manipolato dai media – su fatti di cronaca agghiaccianti. E’ la stessa cosa successa nel caso 11 settembre 2001. I risultati sono tristemente alla portata di tutti. Due guerre sanguinarie e permanenti che hanno mietuto, nel giro di pochi anni, circa 200mila vittime.

Per questo bisogna stare attenti a non farsi trascinare in questo vortice, pena la dissoluzione della civiltà (intesa come vivere sociale e civile).

Il fatto a cui mi riferisco qui è l’aggressione e la violenza subita a Roma da una donna, ad opera di un rumeno che viveva in una baraccopoli a Tor di Quinto.

Già prima di scoprire l’identità della donna i giornali avevano dato informazione di ciò – con un breve – dove si leggeva che una donna, probabilmente dell’est, era stata trovata morta in un fosso, a Roma.

Fosse stata dell’est la donna, magari una prostituta, la notizia sarebbe potuta essere archiviata.

Scoperta invece che si trattava di un’italiana, è scoppiato il caso. La notizia è stata subito sbattuta in prima pagina da tutti i giornali. I telegiornali hanno dedicato ampio spazio a questa notizia. Ampio spazio vi hanno dedicato anche i talk show del pomeriggio, specie quelli della tv pubblica.

Qualche tempo fa due ragazze dell’est furono trovate morte in un bosco vicino Lecco. La notizia è passata e per loro nessuno si è strappato i capelli.

Eppure, di fronte a fatti di questo tipo, bisognerebbe indignarsi sempre, a prescindere dalla nazionalità e dalle origini delle persone, vittime e assassini.

Ci si sarebbe dovuti indignare - ed invece i [tele]giornali italiani non ne hanno dato notizia - di fronte alla violenza e l’assassinio di una bambina irachena di 14 anni da parte di alcuni soldati americani – in seguito condannati all’ergastolo dopo una serie di patteggiamenti. Prima fu sterminata la sua famiglia, poi lei fu violentata, uccisa e infine il suo corpo fu dato alle fiamme. Ma certo, l’Iraq è lontano e non possiamo preoccuparci di tutto.

La violenza sulle donne è oggi forse la piaga peggiore che affligge il mondo. Il nostro “povero” Paese, di certo, non fa eccezione.

Proprio per questo, però, il solo fatto di farla passare per un problema riguardante gli stranieri sarebbe riduttivo e pericoloso.

Ed è un pericolo che le destre amano cavalcare. Le destre da sempre, in quanto forze reazionarie, amano il controllo sociale. Far passare l’idea che viviamo in una fase di profonda insicurezza di fatto aumenta la richiesta di controllo, le destre sono pronte ad offrircelo. Cospargendo la città di telecamere, aumentando il numero di poliziotti e riempiendo di potere i prefetti.

Michele Loporcaro, docente all’università di Zurigo, nel suo ultimo libro, pubblicato per Feltrinelli “Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media” distingue tra due tipi di notizie: quelle come informazione e quelle come miti. Le prime parlano alla parte razionale e sono sintomo di società democratiche dove il giornalismo adempie in pieno alla sua funzione di quarto potere. Le seconde parlano alla parte irrazionale degli individui e sono tipiche di società dittatoriali (ad esempio della Germania nazista); qui il giornalismo è servile e sottomesso al potere costituito e serve a mantenere intatti i rapporti di forza all’interno delle società. È utile per creare nelle persone visioni basate sul noi e il loro. Questo modo di fare notizia parla alla massa. L’individuo come persona con le proprie e specifiche peculiarità non esiste più.

Manco a dirlo, dall’analisi del libro risulta chiaro che in Italia, molto più che nel resto del mondo, le notizie sono trattate come miti.

Così, il cordoglio per questo fatto di violenza inaudito è stato incanalato verso una precisa direzione. Il [tele]giornalismo italiano tutto non ha dato la notizia in modo distaccato e indipendente. Il fatto di utilizzare interviste a vittime e parenti dell’aggressore (quest’ultime opportunamente indirizzate nella direzione voluta dal giornalista), significa colpire la parte irrazionale delle persone. Significa voler puntare ai sentimenti, alle emozioni piuttosto che alla razionalità.

Significa alimentare razioni di odio che se oggi vanno a tutto vantaggio di una parte politica, un domani potrebbero sfuggire anche dal controllo di chi oggi ne cavalca i risultati.

Il fascismo è una mentalità diceva Benedetto Croce. È una mentalità che si basa sull’irrazionale. Sul controllo sociale. Sull’espulsione del diverso dalla società. Oggi il diverso è lo “zingaro” o più in generale lo straniero, domani sarà qualcun altro.

La sinistra ha l’obbligo morale e storico di reagire a questo modo di portare avanti la società. La sinistra per farlo ha una sola opportunità: quella di puntare alla scuola, pubblica e laica. Non c’è altra scelta.

Sempre Loporcaro nel suo libro, riprendendo altri studi, mette in risalto come l’Italia nell’alfabetizzazione di massa sia stata sempre indietro rispetto ad altri paesi, specie quelli del nord Europa. Qui la televisione è nata dopo che l’alfabetizzazione era completa, quindi il giornalismo svolge – nonostante delle ricadute si siano verificate anche in questi Paesi – la sua funzione di quarto potere; e la fruizione della televisione avviene in maniera minore e comunque più critica da parte dei cittadini. In Italia, invece, la televisione è nata quando ancora l’alfabetizzazione non era completa, quindi è stata proprio la televisione ad assumersi il compito di portarla avanti. I risultati si vedono.

L’attenzione verso la politica (qui intesa come gestione della cosa pubblica) è minima. Il [tele]giornalismo è, come dicevo su, servile e sottomesso ai poteri. Le persone fruiscono la tv in media per 4 ore al giorno. Se sommiamo questo fattore quantitativo a quello qualitativo, cioè l’offerta a livelli bassissimi della nostra televisione rispetto a quella di qualunque altro Paese europeo, ci si può fare un’idea abbastanza corposa di cosa significhi lasciare a questo mezzo il compito educativo, pedagogico e formativo degli individui.

Proprio per questo si deve pensare ad una scuola che si sostituisca alla televisione nell’educazione delle nuove generazioni. Dirlo sembra una bestemmia, ma non ammetterlo significherebbe continuare su questa falsa riga.

Non farlo significa lasciare che le cose continuino a peggiorare sempre più. Perché se soprattutto tra i giovani si evidenziano comportamenti che li spingono verso una precisa parte politica, non c’è da essere ottimisti per le future generazioni. Non farlo non significa solo la scomparsa della sinistra, significa che dovremmo augurarci che tutto si fermi solo alla nostra scomparsa.

L’unica sicurezza possibile parte ed è data dall’istruzione.

Questo articolo, insieme ad altri su questi temi, si possono visualizzare sul sito www.esserecomunisti.it
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Claudia



Registrato: 09/10/07 12:14
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Residenza: Pomezia

MessaggioInviato: Lun Nov 05, 2007 2:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il caso dell'italiana violentata ed uccisa dallo "straniero" è ancora una volta l'esempio lampante di come i media e la politica strumentalizzino una "malattia endemica", qual'è la violenza sulle donne, per manipolare l'opinione pubblica e aggirare i reali problemi insiti nella società, problemi che quotidianamente non trovano posto nelle agenda dei politici italiani.

I casi di violenza sulle donne, dati ONU alla mano, si verificano per il 90 per cento in famiglia, tra le mura domestiche, da parte di mariti, padri, fratelli, ma in questi casi la notizia non trova spazio sufficiente nei nostri (tele)giornali, in questi casi la notizia è invisibile.
Ma quando il colpevole è uno straniero, un romeno per giunta, non c'è via di scampo, il caso è aperto e l'attenzione dell'italiano medio viene catalizzata, ma non sul fatto che l'aggressività maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente (sempre dati Onu alla mano) per le donne in tutto il mondo,bensì sul dramma personale dei parenti della vittima, e la violenza contro le donne diventa così una questione di sicurezza per le città e di ordine pubblico: si è trovato un mostro, lo straniero, e finalmente si ha un "giusto" pretesto per legittimare la logica securitaria.

Ma mentre politici e giornalisti si affanano nel rilasciare, pubblicare e diffondere dichiarazioni e provvedimenti demagogici e superficiali, un italiano dava fuoco alla convivente sudamericana...

Lo sdegno mostrato in questi giorni dai nostri UOMINI politici è falso e sleale,aggiungerei, dal momento che questi UOMINI continuano a sfruttarci per giustificare veri e propri scontri di civiltà.
Per questo dobbiamo aprire gli occhi e non cadere nelle loro trappole mediatiche!

Dobbiamo imparare a capire che la vera lotta per l'affermazione dei diritti delle donne e contro la violenza è quotidiana, in una società, la nostra, che continua ad essere maschilista e patriarcale, una società in cui è ancora vivo il dominio storico di un sesso sull'altro.

La violenza sessista contro le donne resta una delle emergenze sociali e politiche più pressanti, ma le istituzioni continuano a tacerlo.
Per questo lancio anche su questo forum l'appello:
"Le donne di tutta Italia, i Centri antiviolenza e l'associazionismo femminile e femminista che hanno aderito all'appello del sito www.controviolenzadonne.org scenderanno in piazza sabato 24 novembre a Roma per condannare la violenza maschile contro le donne e per affermare, come protagoniste, la libertà di decidere delle loro vite nel pubblico e nel privato".
per maggiori info: www.controviolenzadonne.org
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